dal piccolo spazio dove viviamo ci sembra sempre che esista una frontiera dove comincia la campagna e poi magari addirittura boschi e terre ancora libere.
quando si parte in aereo, di sera, dagli aeroporti della pianura padana, si può cogliere una visione d'insieme, grazie a tutte le luci che abbiamo installato per la nostra attività nel territorio, una impressione generale dell'impatto che abbiamo provocato.
non già solo in termini di inquinamento luminoso, ma proprio di fine dello spazio. quello aperto, disponibile. il concetto stesso di frontiera.
ormai è solo un susseguirsi di perifierie. come si vede da questa recente foto dallo spazio della nostra italia. ridotta ormai ad una unica città.
perchè non esiste un dibattito e un'azione lungimirante neanche su questi aspetti?
aggiorno i miei appunti con questi dati tratti da un articolo di carlo petrini:
l'equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un'area equivalente sei volte a Piazza Duomo a Milano.
l'articolo completo qui: carlo petrini "salviamo l'italia"
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