durban. perchè mai parlare di durban?
si sta concludendo l'ennesima conclave dei bene intenzionati verso l'ambiente e il risultato tende sempre allo zero. quasi sospetta la politica assente dei leaders mondiali. e fanno pena i supposti economisti che non tengono conto della componente economica di non saper rispettare la necessità dell'impatto zero delle nostre attività umane su questo pianeta.
l'impatto zero sarà il debito che non sapremo saldare. altro che quello fatto di carta di cui parliamo di questi tempi.
inutile ingannarsi. il richiamo delle tematiche classiche ecologiste così come l'attenzione su questi temi dell'ecosistema, in tempi di crisi, sembrano sempre un optional ancora più ardito da permettersi.
forse è più il consumo di co2 fatto per la conferenza di durban che quello che viene risparmiato con le loro decisioni.
il fatto è che la coscienza collettiva è lontana. troppo lontana. le necessità di breve termine invece troppo pressanti per la popolazione mondiale. inutile illudersi appunto.
leggo incessantemente degli spazi che vengono a mancare ai residui e stremati polmoni di biodiversità e tengo il conto di quanto territorio ancora viene a mancare. che uomini siamo ad assistere alla scomparsa epocale di animali ed esemplari straordinari che la natura ha saputo creare. l'essere più evoluto, l'orgoglio dell'evoluzione mette la parole fine. è questo l'homo sapiens?
ed allora guardo questo veloce affresco delle sapienti mani di attenborough e penso a quanto sia stato fortunato a poter passare così tanto tempo in tutta la sua vita a riprendere questi miracoli della natura.
bè, buon natale a tutti.
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