dare una spinta. questo è l'intento.
lavorando conosco ed imparo ad apprezzare molte persone le cui attività meritano di essere fatte conoscere per agevolare come possibile il loro successo.
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altro intento dichiarato è aiutare a mettere a fuoco alcuni temi che pur essendo di dominio pubblico non ottengono l'attenzione che secondo me dovrebbero per i risvolti e le influenze che hanno sulla nostra vita.

venerdì 11 novembre 2011

unire i puntini...

unire i puntini. che figura si disegna?
negli anni 90 leggevo che con la continua deforestazione e distruzione degli ambienti naturali a favore della cementificazione urbana il mondo, carico di CO2 sarebbe diventato progressivamente più caldo. avrebbe portato al disgelo delle calotte polari con innondazioni in alcune parti del globo e desertificazione in altre.
il dibattito, i dubbi e la ricerca di dati di supporto alle tesi si protrae ancora oggi.

ma sapete cosa è successo? proprio quello.
le foreste equatoriali vengono spremute per allevamento, materiali pregiati, miniere, culture anche a fini di biocarburanti. approfondimenti su link unimondo .

l'aumento della CO2 scalda il pianeta come mai prima. da tempo si staccano iceberg dai poli e la ricostituzione della massa ghiacciata è sempre più ridotta. ormai siamo oltre il punto di non ritorno, verso quali equilibri ci porta questa evoluzione? approfondimenti su link greenme.it
corrieredellasera
cnn
 
ora, visto che tutto questo è scolastico, perchè stupirsi quando accadono fatti locali come quelli delle alluvioni di genova? approfondisci su bloggrillo



o quando si notano le desertificazioni anche qui da noi, riportate da tutte gli organismi regionali ambientali e tranquillamente ignorate dai nostri collegi politici che continuano a costruire ciecamente. approfondisci su petrolioblogosfere


le conseguenze è evidente che saranno fame, emigrazione, conflitti.
leggiamo dell'amazzonia e dei poli come se fossero argomenti lontani.
eppure sono già sotto casa. a portata di elettore.


lunedì 26 settembre 2011

china bubbles


studiare il pianeta china è un esercizio che mi occupa con interesse visto che influenza tutto quanto sia conosciuto oggi. in più è il naturale contraltare di come siamo organizzati in occidente. qui abbiamo una economia che è capitalismo di stato, che sfrutta le nostre ipocrisie e che non ridistribuisce direttamente ai cittadini i suoi successi a vantaggio dell'apparato patrimoniale statale che prosegue determinato e con metodo la sua crescita.
lo faccio per non sorprendermi quando tutto verrà magari spazzato via da forze troppo più grandi.
stiamo parlando di una economia che è cresciuta negli ultimi dieci anni del 316% contro il 43% degli u.s.a. che verranno sorpassati nei prossimi 15 anni.
eppure in termini di gdp pro capite rimane al livello della bosnia.
se un cinese medio spendesse un intero anno di guadagno (2.000yuan mese) in acquisto di casa comprerebbe appena 10mq tenendo conto di quanto costa il mq mediamente (26.000 yuan) (fonte asiatimes).
eppure ci sono 64 milioni di case invendute e inabitate. intere città. per dare un'idea della dimensione della questione è come se tutte le case della gran bretagna fossero disabitate.
quando comprate azioni cinesi, ricordate che finanziate il governo cinese direttamente. 8 delle prime 10 società per capitalizzazione quotate sono statali.
propongo questa gallery che ho intercettato sul net. le cifre hanno un effetto, ma l'effetto visivo è notevole. link: businessinsider

venerdì 8 luglio 2011

meglio saper fare i conti con l'ambiente

Pochi esempi sono più lampanti ed immediati nel dimostrare la miopia dell'agire umano sull'ambiente di quanto successo con il progetto della famosa diga delle Tre Gole.
E' stata approvata nel 1992, anche se la Banca Mondiale non diede il suo assenso per gli alti rischi ambientali. Il governo cinese andò avanti comunque e nel 2006 ha inaugurato la diga più grande del mondo, alta 185 metri, con un bacino di 660 km. Era stata costruita per evitare le piene del fiume Azzurro e produrre energia idroelettrica. Ma gli effetti negativi sono stati decisamente superiori: più di un milione di sfollati, 116 città sommerse, frane e terremoti in continuazione. Persino il regime delle precipitazioni è stato modificato. Le piogge si stanno trasferendo sempre più a sud: a Shanghai, celebre per l'inverno mite e una brevissima stagione delle piogge in primavera, ormai piove tutto l'anno.
In Cina la desertificazione diventa così da anni un'emergenza che colpisce il venti per cento del territorio e 400 milioni di persone. Il potente deserto del Gobi esonda inesorabilmente con tempeste di sabbia che investono sempre più spesso Pechino. Piani di rimboschimento e piantumazione vengono ora avviati con grandi speranze. Quest'anno la situazione è particolarmente difficile: la Cina, maggior produttore mondiale di grano, è stata colpita dalla peggiore siccità degli ultimi sessant'anni.
C'è il rischio concreto che sia costretta a importare enormi quantità di grano per i suoi 1,3 miliardi di cittadini, facendo schizzare in alto i prezzi alimentari. Il governo cinese ha sbloccato un miliardo di dollari di sussidi economici per aiutare i contadini a investire in moderni sistemi d'irrigazione, in grado di portare l'acqua anche nelle zone più lontane dai pozzi. Il prossimo raccolto è infatti cruciale: deve assicurare al paese il novanta per cento del suo fabbisogno di grano.
La stessa Fao all'inizio di febbraio ha lanciato l'allarme: l'area a rischio siccità, pari a 5,16 milioni di ettari, rappresenta i due terzi della superficie agricola cinese coltivata a grano.
Segnalo splendido anche se drammatico servizio fotografico edito per la Pulitzer di Gallagher, visibile online all'indirizzo: http:// www.gallagher-photo.com/#/multimedia.

domenica 3 luglio 2011

land grabbing - accaparramento delle terre.

Il F.A.O. food price index è detto l'indice della fame. E' ai massimi di sempre. A partire dalla crisi alimentare e finanziaria del 2007, paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, la Libia, la Corea del Sud, e poi sopratutto la Cina e l'India, che dispongono di grandi risorse economiche ma non di spazi sufficienti per garantire la sicurezza alimentare ai propri abitanti, hanno cominciato ad acquistare e affittare enormi quantità di terra nelle nazioni africane o sudamericane; lo stesso stanno facendo le grandi multinazionali dell’agrobusiness interessate a creare sterminate piantagioni per la produzione di biocarburanti, nonché una serie di società finanziarie, che hanno compreso che l’investimento in terra può portare ricavi sempre più alti. Secondo l'Oakland Institue, gli investitori stranieri si sono accaparrati nella sola Africa circa 60 milioni di ettari di terra arabile, una superficie pari a quella della intera Francia. Gli stessi gruppi finanziari che ci hanno condotto ad una crisi di scala globale finanziaria stanno replicando lo stesso gioco sulla filiera alimentare globale .
In Africa, per esempio, per progetti di lunga durata,oltre i 50 anni, un ettaro costa tra 1 e 2 euro all’anno. In America latina invece, il prezzo della locazione varia tra 4 e i 6 mila euro.
La differenza tra i continenti si spiega soprattutto con il diverso livello di sicurezza degli investimenti, quasi nullo in certe aree dell’Africa. Costi comunque molto bassi rispetto all’Italia dove, secondo l’Istituto nazionale di economia agraria, per acquisto di un ettaro di terreno coltivabile si spendono, in media, 17 mila euro.

Si generano così dei nuovi grandi latifondi interessati all'abbattimento di nuove foreste, cultura di specie vegetali non autoctone con rottura degli equilibri del ciclo dell'acqua, che spingono i piccoli agricoltori all'abbandono e all'inurbamento. Già oggi in Etiopia 2,8 milioni di persone hanno bisogno di sostegno alimentare dall'estero.
Il ritorno delle coltivazioni intensive africane a questo punto arriva ad avere dei ritorni nel breve esponenzialmente superiori a quelli nel nostro paese e taglia fuori i nostri produttori con incognite anche sulla qualità dei prodotti importati rispetto a quelli nel nostro paese di norma più controllati.

Questo nuovo risiko delle terre e dei prodotti alimentari è uno dei temi alla base di tensioni sociali e geopolitiche in corso in molte parti del mondo.
Molti prodotti finanziari sono disponibili in questo settore e contribuiscono a creare speculazione con forti oscillazioni sui prezzi e rischi di inflazione.

Un inaudito quadro della situazione, molto completo di informazioni sulla situazione globale, è disponibile presso il sito: http://farmlandgrab.org/



giovedì 16 giugno 2011

forest europe - buone notizie


abbiamo appena votato per il referendum sulla gestione pubblica o privata dell'acqua. è stato un tema molto importante e la partecipazione è stata molto sentita, spero principalmente per il contenuto che per altri risvolti.
le risorse idriche non possono prescindere da una cura del circolo delle acque che il nostro continente europeo influenza.
questo coinvolge tutto il territorio ed in particolare quello ancora integro da sviluppo miope di culture e pascolo intensivo e inurbamento.
le foreste in particolare, con la loro biodiversità sono al centro dell'attenzione.
questo è il tema del lavoro dell'organizzazione europea interministeriale di 46 paesi che promuove conferenze per sensibilizzare l'argomento e condurre il dibattito verso una coscienziosa salvaguardia del territorio. i danni al patrimonio naturale locale di ogni singolo paese infatti produce un inaridimento a livello continentale che nuoce a tutti. infine sopratutto socialmente ed economicamente.
allo stato delle cose le foreste europee stanno relativamente bene. il rapporto presentato a Oslo sulla conservazione conferma che investire in questo patrimonio comune conviene.
Un miliardo di ettari. È l’estensione raggiunta dalle foreste in europa nell’ultimo anno. Ovvero, il 45 per cento della superficie continentale. Il 25 per cento di quella mondiale. Ad affermarlo è il rapporto sulla conservazione del patrimonio boschivo presentato a Oslo durante la forest europe ministerial conference.
Diverse le cifre rivelate dal rapporto. Le foreste europee crescono al ritmo di 800mila ettari l’anno, sono in grado di assorbire fino al dieci per cento (pari a 870 milioni di tonnellate) delle emissioni di CO2 del vecchio continente e danno lavoro a quattro milioni di persone rappresentando l’un per cento del PIL dell’Ue.
Anche lo stato delle foreste italiane viene descritto positivamente dal documento. Il nostro territorio ospita 9,1 milioni di ettari di foreste. Nell’ultimo anno questa questa superficie ha registrato uno degli aumenti più consistenti. Ma non bisogna abbassare la guardia: gli incendi non accennano a diminuire e con loro l’eccessivo deposito di azoto nel suolo.

sabato 23 aprile 2011

6 billions of others. una unica tribù.

studiando scopriamo che discendiamo tutti da unica stirpe umana partita solo circa 40.000 anni fa per una corsa evolutiva intorno al mondo mossi da necessità ambientali per migliorare la propria condizione di vita.
le differenze genetiche del nostro dna, veramente minimali infondo, sono in grado di connetterci con sorprendente precisione ad altri gruppi umani.
È stato scoperto che la maggior parte delle variazioni genetiche tra tre grandi popolazioni umane prese nel loro complesso (europei, asiatici e africani) sono solo tra il 5 e il 15% della variazione totale all'interno di ogni gruppo.
Barbujani, docente di Genetica all’Università di Ferrara, afferma che “le razze umane sono una convenzione sociale, non un dato biologico e non essendo scritte nel nostro DNA esse mutano a seconda della situazione e della convenienza”. “la nostra uguaglianza umana deriva dal fatto che siamo tutti umani, non tutti uguali”.
siamo una unica tribù e oggi con strumenti come la rete possiamo vivere come una unica comunità e liberarci di tutte le infrastrutture artificiali e culturalmente primordiali come razza, lingua, confini, religioni...imparare ad accettarci e vivere in armonia. in empatia.
questo esperimento della goodplanet.org di arthus bertrand arriva a diventare uno strumento per rendere l'idea in modo più efficace che mai.
navigarci, imparare, sorprendersi e magari anche partecipare è eccezionale.
ed istruttivo.

l'uomo e l'albero

Of Forests and Men from GoodPlanet on Vimeo.



è evidente che oggi noi produciamo carbonio in tutti i modi possibili. non solo per respirare.
per produrre energia. per produrre praticamente ogni oggetto che abbiamo o vediamo.
eppure la vita di tutte le creature animali viventi dipende dall'ossigeno.
le piante sono apparse sulla terra circa 380milioni di anni fa ed hanno plasmato la vita sul pianeta.
tutta la nostra esistenza dipende a lungo termine da un rapporto equilibrato tra produttori di ossigeno e di carbonio. il nostro è un rapporto simbiotico.
le vegetazioni e gli animali.
la natura con le sue risorse ci da tutto quello di cui abbiamo bisogno.
quanto siamo andati oltre nella distruzione del nostro habitat?
e quindi del nostro futuro.
i segni, nel locale come nel globale, sono evidenti.
perchè la nostra azione non si può caratterizzare da un impattozero sull'ambiente? miopia?
quando realizzeremo che la popolazione mondiale va controllata?
il monito della storia dell'isola di rapa nui rimarrà sempre inascoltato?
perchè non siamo ancora abbastanza umani per cercare di organizzarci?
siamo ancora troppo bestie allora?

martedì 25 gennaio 2011

cercasi volontari.

la beneficienza, il fund raising, ha conosciuto nel corso degli anni una crescita notevole. ovunque si vada e attraverso tutti i media è facile entrare in contatto con diverse modalità di poter offrire sostegno a qualche benemerita iniziativa volta ad aiutare, assistere, sostenere i bisognosi di tutto il mondo.
carte di credito, sms, telefonate, r.i.d., telemaratone, donare non è mai stato così facile ed immediato.
è veramente umano poter aiutare chi ha avuto meno fortuna, destinare una quota delle proprie risorse in aiuti.
ma chi controlla che la beneficienza sia effettivamente diretta verso la destinazione sperata?
quanta percentuale della raccolta è effettivamente usata per aiutare realmente e quanta solo per mandare avanti una struttura fine a se stessa?
quanto la sofferenza altrui diventa strumento di marketing sul nostro senso di colpa per essere stati più fortunati?
esistono certificazioni per ogni aspetto della produzione, meno nella solidarietà.

un rimedio è agire direttamente. coinvolgersi in prima persona.
non penso che sparare un sms e volgere la testa ad altro sia molto solidale dopotutto.
ci sono molte situazioni qui, ad un passo dal nostro naso che richiederebbero la nostra attenzione, la nostra presenza. meglio di un sms.

il s.e.a. servizio emergenza anziani cerca volontari, per esempio.
http://www.seaitalia.org/new/pagineSito.asp?tipo=volontariato

mercoledì 29 dicembre 2010

lo spazio finito

E' difficile rendersi conto quanto l'attività umana sia stata invasiva per l'ambiente in un modo completo.
dal piccolo spazio dove viviamo ci sembra sempre che esista una frontiera dove comincia la campagna e poi magari addirittura boschi e terre ancora libere.
quando si parte in aereo, di sera, dagli aeroporti della pianura padana, si può cogliere una visione d'insieme, grazie a tutte le luci che abbiamo installato per la nostra attività nel territorio, una impressione generale dell'impatto che abbiamo provocato.
non già solo in termini di inquinamento luminoso, ma proprio di fine dello spazio. quello aperto, disponibile. il concetto stesso di frontiera.
ormai è solo un susseguirsi di perifierie. come si vede da questa recente foto dallo spazio della nostra italia. ridotta ormai ad una unica città.
perchè non esiste un dibattito e un'azione lungimirante neanche su questi aspetti?

aggiorno i miei appunti con questi dati tratti da un articolo di carlo petrini:
l'equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un'area equivalente sei volte a Piazza Duomo a Milano.
l'articolo completo qui: carlo petrini "salviamo l'italia"

giovedì 14 ottobre 2010

the debt clockin'

interessante iniziativa dell'economist.
hanno creato un osservatorio del grande dramma di questi anni.
una crescita dei debiti pubblici superiori agli andamenti dei prodotti interni nazionali e alle facoltà dei paesi di sostenerli.
per alcuni paesi, in rosso, questo è ancora più problematico.
o si ritrova competitività, pil, crescita, o si devono ridurre le spese.
qualche paese ha intrapreso guerre valutarie e atteggiamenti protezionistici, altri languiscono nel contenimento dei deficit.
è importante seguire le evoluzioni di queste componenti per saper fare le nostre scelte.

economist world global debt clock