dare una spinta. questo è l'intento.
lavorando conosco ed imparo ad apprezzare molte persone le cui attività meritano di essere fatte conoscere per agevolare come possibile il loro successo.
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altro intento dichiarato è aiutare a mettere a fuoco alcuni temi che pur essendo di dominio pubblico non ottengono l'attenzione che secondo me dovrebbero per i risvolti e le influenze che hanno sulla nostra vita.

martedì 25 gennaio 2011

cercasi volontari.

la beneficienza, il fund raising, ha conosciuto nel corso degli anni una crescita notevole. ovunque si vada e attraverso tutti i media è facile entrare in contatto con diverse modalità di poter offrire sostegno a qualche benemerita iniziativa volta ad aiutare, assistere, sostenere i bisognosi di tutto il mondo.
carte di credito, sms, telefonate, r.i.d., telemaratone, donare non è mai stato così facile ed immediato.
è veramente umano poter aiutare chi ha avuto meno fortuna, destinare una quota delle proprie risorse in aiuti.
ma chi controlla che la beneficienza sia effettivamente diretta verso la destinazione sperata?
quanta percentuale della raccolta è effettivamente usata per aiutare realmente e quanta solo per mandare avanti una struttura fine a se stessa?
quanto la sofferenza altrui diventa strumento di marketing sul nostro senso di colpa per essere stati più fortunati?
esistono certificazioni per ogni aspetto della produzione, meno nella solidarietà.

un rimedio è agire direttamente. coinvolgersi in prima persona.
non penso che sparare un sms e volgere la testa ad altro sia molto solidale dopotutto.
ci sono molte situazioni qui, ad un passo dal nostro naso che richiederebbero la nostra attenzione, la nostra presenza. meglio di un sms.

il s.e.a. servizio emergenza anziani cerca volontari, per esempio.
http://www.seaitalia.org/new/pagineSito.asp?tipo=volontariato

mercoledì 29 dicembre 2010

lo spazio finito

E' difficile rendersi conto quanto l'attività umana sia stata invasiva per l'ambiente in un modo completo.
dal piccolo spazio dove viviamo ci sembra sempre che esista una frontiera dove comincia la campagna e poi magari addirittura boschi e terre ancora libere.
quando si parte in aereo, di sera, dagli aeroporti della pianura padana, si può cogliere una visione d'insieme, grazie a tutte le luci che abbiamo installato per la nostra attività nel territorio, una impressione generale dell'impatto che abbiamo provocato.
non già solo in termini di inquinamento luminoso, ma proprio di fine dello spazio. quello aperto, disponibile. il concetto stesso di frontiera.
ormai è solo un susseguirsi di perifierie. come si vede da questa recente foto dallo spazio della nostra italia. ridotta ormai ad una unica città.
perchè non esiste un dibattito e un'azione lungimirante neanche su questi aspetti?

aggiorno i miei appunti con questi dati tratti da un articolo di carlo petrini:
l'equivalente della superficie di Lazio e Abruzzo messi insieme, più di 3 milioni di ettari liberi era sparita in soli 15 anni, dal 1990 al 2005. Dal 1950 abbiamo perso il 40% della superficie libera, con picchi regionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sul Consumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di una Lombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruire un'area equivalente sei volte a Piazza Duomo a Milano.
l'articolo completo qui: carlo petrini "salviamo l'italia"

giovedì 14 ottobre 2010

the debt clockin'

interessante iniziativa dell'economist.
hanno creato un osservatorio del grande dramma di questi anni.
una crescita dei debiti pubblici superiori agli andamenti dei prodotti interni nazionali e alle facoltà dei paesi di sostenerli.
per alcuni paesi, in rosso, questo è ancora più problematico.
o si ritrova competitività, pil, crescita, o si devono ridurre le spese.
qualche paese ha intrapreso guerre valutarie e atteggiamenti protezionistici, altri languiscono nel contenimento dei deficit.
è importante seguire le evoluzioni di queste componenti per saper fare le nostre scelte.

economist world global debt clock

venerdì 17 settembre 2010

think global - act local

questa estate, leggendo, ho "scoperto" la storia che sta dietro la vicenda umana che ha condotto questa donna, wangari maathai, al nobel per la pace del 2004.
candidamente osservava dalle sue parti, in kenia, che non c'erano più foreste e legna, i corsi d'acqua erano ridotti a rigagnoli pieni di pesticidi dalle fattorie a coltivazione intensiva, i terreni erano stati disboscati per costruire palazzi e campi da golf.
ha collegato che la sequenza alberi - acqua - sviluppo si era inceppata demenzialmente.
per dare speranza di vita, di sviluppo, alla sua gente doveva ripartire da capo. piantare alberi, per far rivivere la terra, che da vita all'uomo.
è così riuscita a generare un movimento, il greenbelt movement, con il quale ha piantato 40 milioni di alberi nella regione e l'obiettivo è ancora più ambizioso. e si deve parlare di alberi autoctoni e non europei da giardino. l'onu stessa ora ha una campagna illuminata detta billion tree campaign, enviroment for developement.
anche per contrastare le apocalittiche tempeste di sabbia su pechino hanno scoperto che l'unica vera risorsa è tornare a piantare gli alberi che erano stati abbattuti in epoche precedenti.
purtroppo in altre aree il cammino è ancora diretto voracemente in senso opposto. dal brasile all'indonesia e malesia il vecchio modello di sviluppo continua ad essere quello imperante che inevitabilmente conduce all'impoverimento del territorio che ormai abbiamo scoperto non essere infinito. i famosi limiti dello sviluppo sono sempre più vicini.
"quando pianti un albero e lo vedi crescere ti succede qualcosa dentro. è una strategia per dare forza alle persone che sentono di avere in mano il proprio destino."
grazie prof.sa maathai.
e dalle nostre parti, nelle nostre campagne, che situazione abbiamo?

mercoledì 30 giugno 2010

università e cyberspace.


l'era del network non esiste.
il fascino dell'affermazione e della tesi a sostenerla confermano la grandezza di sterling, scrittore di fantascienza statunitense. avevo letto il suo "parco giochi con pena di morte".
in un ciclo di conferenze organizzate al politecnico di torino sull'università e cyberspazio, sterling coglie sul vivo in un tema che oggi pensiamo rappresentativo del futuro e che lui sviluppa in prospettiva.
mentre con rifkin - la civiltà dell'empatia - guardiamo alla potenzialità della società espansa organizzata non più in senso geografico, o ideologico se non religioso, ma in spazi astratti virtuali, 2.0 direbbe qualcuno, dove gli individui si aggregano per fasce di vicinanza empatica per temi sui quali si sentono coinvolti, e con la possibilità di aggregarsi in network solidali, sterling già ci avvisa che non esiste questa illusione.
certo avvisa anche di non essere un cinico, mentre noi passiamo ore davanti a questi schermi tonti sperando che scrivendo su tutti questi spazi virtuali di trovare qualcuno, da qualche parte, che ti noti e possa dirti " è vero, son d'accordo". pazienza se è un barbiere nelle filippine.

dai cantastorie dei villaggi, attraverso la radio e la televisione, per esplodere nell'era internet, networks e twitter mandiamo messaggi nel vuoto sperando che qualcuno decodifichi quell'impulso primordiale che ci spinge inesorabilmente verso un prossimo.
un pò per bisogno un pò perchè nella natura stessa del dna che ci ha aiutati ad evolvere e sopravvivere una natura matrigna. spesso crudele.
grazie all'aggregazione sociale.
un sottile equilibrio tra la guerra verso un esterno, il nemico, e la guerra civile. così come nel proprio intimo tra il nostro equilibrio e l'incontro scontro con il prossimo nostro.

infondo penso che il network inteso sia in prospettiva dal futuro con sterling che verso un futuro possibile insieme a rifkin è una enorme occasione di fare un passo avanti nell'impossibile sforzo di comunicare.
lo dico mentre osservo coppie sedute allo stesso tavolo al ristorante parlare al telefonino con altri.
mentre si deve riempire di faccette le proprie chat.
quando lanci un twitt al mondo e scopri di non esistere.
perchè non hai un network.

consiglio il suo blog

venerdì 14 maggio 2010

La pericolosa geopolitica della scarsità alimentare


La pericolosa geopolitica della scarsità alimentare



oggi è a torino lester brown, fondatore del Worldwatch Institute e fondatore e presidente dell'Earth Policy Institute (www.earth-policy.org).
dal 1974 guida il Worldwatch Institute , l'istituto "osservatorio del mondo" per studiare un mix di aspetti che condizionano le nostre società correlando strategicamente economia, ambiente, socialità e politica.
ogni anno redige un interessantissimo volume, lo "State of the World", tradotto in oltre 30 lingue e che brown lanciò, la prima volta, nel 1984.

brown scrive: "La crescente insicurezza alimentare sta quindi introducendo una nuova dimensione nella geopolitica della scarsità, con la possibilità di spostarsi al di là dei confini nazionali nella competizione per l'acqua e per la terra. Molte acquisizioni si svolgono in paesi affamati e poveri, dove sottraggono la poca terra fertile agli abitanti. Il rischio è che crescano la fame e l'instabilità politica, portando ad un aumento del numero di stati collassati."

la correlazione tra la limitazione delle risorse naturali e lo sviluppo umano nell'ambiente finito stanno per entrare in collisione definitiva. brown lo descrive e segnala vie nuove di organizzarsi.

consiglio la lettura di questo ottimo articolo per farsi un'idea, e quella del libro che commenta.



mercoledì 5 maggio 2010

leggevo sulla Libertà di manifestazione del pensiero

certo non bisogna dare nulla per scontato nella vita.
non si ringrazierà mai abbastanza tutte le genti che hanno dato anche la vita per creare e poi per difendere diritti fondamentali dell'uomo.
penso al risorgimento italiano.
ci sono paesi ancora oggi al mondo dove non sono possibili.

ogni tanto trovo saggio onorare alcuni di questi diritti rileggendo la semplicità dei loro fondamenti confrontandoli con quanto è complicato saperli difendere. ogni giorno.
la libertà di parola e di manifestazione del pensiero è oggetto recentemente di alcune insane attenzioni.
e si sa la libertà la si perde nel silenzio, un pò ogni giorno.

L'art. 21 della Costituzione italiana stabilisce che:

  • Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
  • La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948:
  • Art. 19 : Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

La libertà di espressione è sancita anche dall'art. 10 della

Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali

ratificata dall'Italia con l. 4 agosto 1955, n. 848:

  • 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
  • 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.
eppure. senti minacciata la tua libertà di espressione?

lunedì 26 ottobre 2009

un invito all'azione con 350.org

Per affrontare i cambiamenti climatici, dobbiamo muoverci con decisione e tutti gli abitanti della terra devono essere sensibilizzati a muoversi insieme.
questi prossimi anni saranno assolutamente cruciali per le decisioni strategiche.
Il prossimo dicembre i leader mondiali si riuniranno a Copenaghen, in Danimarca, per scrivere un nuovo trattato globale sulla riduzione delle emissioni.










purtroppo sarà verosimilmente un altra manifestazione di impotenza nell'agire contro una dinamica che parla chiaro: il riscaldamento globale avanza più rapidamente che mai e gli esseri umani ne sono responsabili.
Il riscaldamento globale è causato dal rilascio dei gas a effetto serra nell'atmosfera. Il gas ad effetto serra più comune è il diossido di carbonio.
Si tratta di un problema importante perché il riscaldamento globale compromette il delicato equilibrio che rende possibile la vita sulla terra.
Un cambiamento di pochi gradi della temperatura può stravolgere in maniera drammatica il nostro pianeta e minacciare la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

fatto questo preambolo la 350.org è un invito all'azione.
la dinamica è reversibile. se la si affronta a livello globale.
pensa a cosa potresti fare anche tu.
quando voti. quando fai la spesa. quando ti muovi. quando scegli. quando viaggi. quando mangi.
abbiamo più potere di quanto sembri nelle piccole azioni quotidiane.
chi sa dare vita ad una azione può contare sulla mia collaborazione.

www.350.org

giovedì 23 luglio 2009

home - il nostro pianeta. l'unico.



segnalo questo eccezionale documento che sa cogliere l' interdipendenza della diabolica azione umana e la fragilità della vita sul pianeta terra.
da tempo si è passato l'equilibrio tra la nostra attività e le risorse disponibili e stiamo muovendoci verso punti di non ritorno.
perchè non esiste un dibattito adeguato?
se non già per la natura stessa almeno per uno spirito di autoconservazione della nostra specie.
nel corso della nostra generazione.

mercoledì 13 maggio 2009

continuare a sognare o agire?

Il 21 maggio 2009 ore 19.30 parteciperò presso “Imbarco del Re” da Perosino, Viale Virgilio 53, Torino ad un incontro con un autore che introdurrà l'argomento del suo nuovo libro.

Sebastiano Zanolli - IO. SOCIETA' A RESPONSABILITA' ILLIMITATA.
Sebastiano Zanolli fa il manager, un manager un po’ atipico. ha lavorato con alcune grandi aziende, tra cui Diesel, di cui è stato General Manager per la filiale italiana. Dall’Aprile del 2007 ricopre la funzione di Amministratore Delegato di 55DSL, azienda streetwear del Gruppo Diesel.

Vi sottopongo la prefazione di Diego Dalla Palma:

Concetti utopici e belle parole ad effetto.
Ecco di cosa sembrerebbe farcito questo libro dove l’autore – in un’epoca malata di opportunismo e di cinismo come quella che stiamo vivendo – si dice convinto che esista ancora gente capace di credere nella realizzazione di un sogno, migliorando così la propria condizione sociale ed economica.
Per raggiungere la meta, l’autore esorta a riscoprire concetti come fiducia, perseveranza, coraggio, responsabilità, solidarietà, energia creativa e fede. Lo scopo è chiaro: suggerire formule e strumenti per riflettere e per trasformare quell’io sognatore in una “Società a Responsabilità Illimitata”.
La responsabilità per raggiungere o meno un traguardo o un successo professionale, secondo l’autore, è nostra, individuale, singola e di nessun altro. Agire è la via migliore per aiutare gli altri e noi stessi, la via migliore per “realizzare sogni in un mondo senza sonno”.
Facile a dire, penserete voi: bastasse volerle le cose per ottenerle…
Spesso, invece, è proprio così. Ecco perché questo libro non contiene soltanto belle parole e concetti utopici ma è ben altro.
E proprio io ne sono una prova provata, un testimonial ideale.
Il senso di solidarietà e di responsabilità verso il prossimo, il coraggio di osare, la perseveranza nel tenere duro, l’energia creativa, ma soprattutto la fiducia e la fede in me stesso e nelle mie possibilità hanno trasformato davvero il sognatore che ero ( e che per fortuna, continuo a essere) in una Società a Responsabilità Illimitata.
Sono certo che, dopo aver letto questo libro, non tutti ma almeno alcuni riusciranno ad alzare la voce sopra il fastidioso brusio dei rassegnati e dall’indisponente vocio degli ignoranti presuntuosi.Cominciate da adesso. E abbiate fiducia e forza d’animo.

Promette bene.